#13 Pipì fuori posto
Non è dispetto né un errore. Quando un gatto urina fuori dalla lettiera, di solito sta dicendo qualcosa: su salute, ambiente o relazioni. Sta a noi capire cosa
Tra gli argomenti che mi sono segnata per Domestici (is back), ce n’era uno che poi avevo accantonato, perché mi sembrava un po’ banale. È venuto fuori che non è affatto così e poi, a ben vedere, permette di raccontare parecchie cose. Dunque, eccolo qui: il gatto che urina fuori dalla lettiera. Perché?
Cose che si imparano da piccoli
Mi sembra sensato partire dalla base, ossia come il gatto impara a usare la lettiera. È un processo interessante, perché «La necessità di scavare per defecazione e minzione è innata, mentre è appreso l’uso della lettiera in termini di luogo in cui sporcare», spiega Simona Cannas, veterinaria esperta in comportamento animale e professoressa associata del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università di Milano. Con lei avevo già fatto due chiacchiere qui, perché è tra le poche figure italiane che ha dedicato alcuni studi scientifici al gatto. Come la stragrande maggioranza dei comportamenti dei mammiferi, insomma, non è del tutto istintivo, ma qualcosa che i gatti imparano dopo qualche settimana di vita (di solito circa tre), quando sono autonomi nei processi di defecazione e minzione (da neonati, proprio come i cani, hanno bisogno di essere stimolati dalla madre con leccate nella zona ano-genitale).
Ma come lo imparano? Osservando i loro conspecifici, soprattutto la madre – ma, come specifica Cannas, «Anche un orfano può imparare a usare la lettiera, se gli viene data nel momento giusto. Diciamo che la presenza della mamma è un facilitatore. Quello che rimane davvero importante è che il gattino, quando inizia a cercare del materiale scavabile, ne abbia nelle vicinanze uno adatto».
Già qui, quindi, si inizia vedere un uso della lettiera che unisce le motivazioni innate all’apprendimento facilitato dall’osservazione, su cui va anche a innestarsi una questione di comfort. Perché non è che le lettiere siano tutte uguali…
Un bagno adeguato è importante
Il bello è che ogni gatto ha i suoi gusti per quanto riguarda la lettiera. C’è chi la preferisce in zone nascoste; chi chiusa, chi aperta. E poi il substrato, che in commercio si trova in un’infinità di varianti. Per scarsa che sia la letteratura scientifica sui gatti, nel caso delle preferenze della lettiera trova pieno sfogo: per esempio, uno studio del 2018 ha analizzato le preferenze di substrato, che tendenzialmente convergono soprattutto su quelli con i granuli più fini (quelli di argille naturali, alcuni dei quali hanno anche proprietà autoagglomeranti per cui formano palline solide quando bagnate) e, con un filo di entusiasmo in meno, quelle di gel di silice, di cristalli duri. Sembrano non piacere, invece, quelle con pellet di legno. La preferenza per i substrati di argilla trova conferma anche in un altro studio del 2025. Ah, e meglio evitare quelle profumate: difficile che agli animali, domestici o meno, piacciano le intense profumazioni artificiali che molti di noi tendono a spargersi addosso e in casa…
Non meno importanti sono le dimensioni della lettiera. Le diverse ricerche condotte sulle preferenze dei gatti hanno un significativo punto in comune, perché tendono a mostrare che i gatti preferiscono in genere lettiere più grandi rispetto a quelle comprate da molti proprietari (almeno 50 cm secondo lo studio del 2025).
Poi c’è la questione della pulizia. Che è un elemento essenziale per la lettiera del gatto, non solo per ragioni di igiene domestica umana, ma proprio perché anche i gatti stessi preferiscono di gran lunga una lettiera pulita. Non è, sembra, una questione solo di odore ma legata anche a ciò che il gatto vede nella lettiera.
In tutto questo va anche considerato che i gatti tendono a sviluppare preferenze stabili per certe condizioni della lettiera, e queste preferenze possono essere abbastanza forti da guidare l’uso o il rifiuto della cassetta.
La pipì non è tutta uguale
Preso atto della notevole selettività dei gatti nei confronti della lettiera (come sempre, le variazioni personali ci sono, e alcuni gatti possono essere più flessibili di altri), quali possono essere le ragioni di una minzione off target? «Innanzitutto, bisogna considerare che il 30% circa dei problemi di “eliminazione inappropriata” (siano feci o urine) si può ricondurre a una causa medica, come disturbi delle vie urinarie, diabete, insufficienza renale e varie altre patologie. Infatti le linee guida sono molto chiare sulle necessità di valutare innanzitutto possibili condizioni mediche», spiega Cannas. «In più, a volte le ragioni mediche e quelle comportamentali si sovrappongono e si influenzano le une con le altre: per esempio, la cistite idiopatica è un problema frequente nei gatti e influenzato dallo stress, che la rende ricorrente. Oppure può succedere che il gatto provi dolore a usare la lettiera (per esempio in presenza di cistite, artrosi o altre condizioni mediche), e continui ad associare il ricordo anche quando il problema fisico è risolto, per cui la evita».
Ciò detto, c’è poi una distinzione fondamentale da fare: quella fra toileting e marcatura. «La minzione può essere motivata dal bisogno fisiologico di eliminare le urine, che in questo caso saranno abbondanti perché la vescica si deve svuotare. Oppure può essere una marcatura, che rappresenta un comportamento comunicativo normale del gatto e comporta l’eliminazione di una minor quantità di urina», spiega Cannas. È una distinzione fondamentale, perché i fattori di rischio e il trattamento non sono identici.
Escluse le cause mediche, il toileting è più facilmente riconducibile a una lettiera inappropriata o sgradita. In questo caso vale allora la pena farsi un bel ragionamento sulle caratteristiche della lettiera: oltre ai fattori già citati si possono valutare per esempio la posizione ed eventuali “barriere architettoniche” feline. «Magari la lettiera è in un punto della casa troppo frequentato o rumoroso: per esempio, avere la centrifuga della lavatrice accanto mentre si fa pipì può essere fastidioso… O al contrario magari è in una zona troppo isolata o difficile da raggiungere», spiega ancora la veterinaria. «E poi ci possono essere difficoltà fisiche a entrare nella lettiera, come può avvenire con un gatto anziano con problemi di mobilità se la lettiera ha bordi troppo alti».
Cosa mi stai dicendo?
Per la marcatura il discorso cambia. Un tipo è la marcatura sessuale, normale sia per i maschi sia per le femmine se non sterilizzati e usata per la ricerca del partner. «Il secondo tipo è la marcatura reattiva, correlata alla necessità di comunicare qualcosa, di solito una situazione di disagio», spiega Cannas. Ed è qui – il grande Bardo direbbe – che c’è l’intoppo, per citare Inside Man.
Perché possono essere infine le cose che creano disagio. Stress, noia, impossibilità a mettere in atto i comportamenti propri della specie (salti, giochi per simulare la caccia e via cantando), allontanamenti di membri della famiglia (umani e non) o viceversa nuovi arrivi. Un’altra causa frequente della marcatura reattiva, spiega la veterinaria, è il rapporto alterato con un altro gatto, se ve n’è più di uno in casa, su cui può essere necessario lavorare. O ancora: «La percezione può essere quella di pressione sociale e scarsità di risorse. In quest’ultimo caso bisogna allora cercare di aumentarle. E attenzione, perché “risorse” per un gatto significa molte cose: lettiere, ma anche postazioni per il cibo, zone di riposo, aree di isolamento… Per esempio, la regola generale che si riporta in letteratura per quanto riguarda le lettiere è averne una in più del numero complessivo dei gatti. Ma bisogna anche considerare come sono disposte: l’obiettivo, come per ogni altra risorsa, dovrebbe essere quello di creare degli spazi di separazione virtuali affinché ciascun gatto possa avere il proprio (magari sfruttando anche gli spazi verticali)».
Il gatto non sbaglia
Insomma, intervenire nel modo corretto significa capire cosa crea disagio al gatto – e farlo con i suoi occhi e la sua sensibilità, non con la nostra. La marcatura reattiva non è un dispetto; è una forma di comunicazione e un modo per sentirsi meglio, perché il mondo del gatto è molto olfattivo e nel “suo” territorio ha bisogno del suo odore. «Solo individuare la causa permette di gestire in modo corretto il problema della marcatura. Anche se gli studi al riguardo sono scarsi, i disabituanti non hanno sostanzialmente efficacia, e i feromoni sembrano essere efficaci solo in alcuni casi selezionati. Né tantomeno è efficace la punizione, che è anzi del tutto sconsigliata», spiega Cannas.
Questo è un tema che merita un capitolo a parte: lo segno nella lista degli argomenti da approfondire su Domestici. Per ora vale la pena dire, in breve, che la punizione oltre a essere inefficace ha una serie di effetti collaterali ben documentati, tra cui una serie di emozioni negative che possono deteriorare il rapporto con il proprio animale. «Non è una posizione etica ma empirica, e sostenuta da numerosi studi. E sebbene sia vero sia per il cane sia per il gatto, per quest’ultimo può essere particolarmente controproducente per il tipo di equilibrio relazionale che stabilisce con il proprietario», conclude Cannas. «Al massimo, e solo quando il problema è gestionale (non legato alla marcatura reattiva), può avere senso interrompere il comportamento quando colto sul fatto, per poi portarlo nel luogo adatto. Ha invece senso premiarlo quando usa la lettiera nel modo corretto e, soprattutto, rivolgersi a una figura professionale per capire il modo migliore di agire per garantirgli il benessere».
Perché il gatto non sta sbagliando, sta reagendo. Il messaggio lo dobbiamo interpretare noi: facile? Quasi mai. D’altronde, e senza troppi moralismi perché di sensi di colpa nei confronti dei nostri animali ce ne facciamo spesso parecchi, prendersi cura di un animale significa anche mettersi lì e cercare di capirlo.
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