#12 Vecchio mio
Con l’età il cane cambia non solo da punto di vista fisico, ma anche da quello cognitivo ed emotivo. Un’occhiata a quello che sappiamo dalla letteratura scientifica
Yanez non è giovane, e ormai si vede. L’occhio è appannato, l’udito inizia a far cilecca, e a volte vederlo sdraiarsi è un mezzo patimento, un processo lento e complicato che termina con un sospirone affaticato. Dell’invecchiamento del cane avevo già scritto sulla Domestici “originale”, ma ho deciso di riprendere il tema, un po’ perché mi sta molto a cuore, un po’ perché nel frattempo ho visto uscire qualche altro studio che può valer la pena ripercorrere. Ciò che vorrei fare non è tanto parlare delle varie magagne della vecchiaia, ma dare un’occhiata agli aspetti cognitivi, emotivi e socio-comportamentali che la possono accompagnare. Quelli di cui, tutto sommato, mi pare si parli di meno, ma che pure mi sembrano importanti tanto quanto i cambiamenti fisici.
Il declino cognitivo, e non solo patologico
Le funzioni cognitive nel cane (attenzione, memoria, capacità di apprendimento eccetera) e il loro cambiamento legato all’età sono abbastanza studiate, e non da poco tempo: uno dei primi lavori è del 1996. La ragione è semplice: la senescenza nel cane ha una serie di punti in comune con la nostra e, in particolare, i cani possono sviluppare alterazioni neuropatologiche simili alla nostra malattia di Alzheimer, che possono dunque fornire informazioni importanti anche per la nostra specie. Si parla, in particolare, di Canine Cognitive Dysfunction (CCD), che interessa fino al 35% dei cani e che è caratterizzata da sintomi come confusione, ansia, alterazione dei cicli di sonno e veglia e diminuita interazione sociale. Come il nostro Alzheimer, appunto; e vi sono alcune somiglianze anche in termini istologici, come per esempio la presenza di placche della proteina beta-amiloide a livello cerebrale.
Ma il declino delle funzioni cognitive nei cani con il passare degli anni si può osservare anche nell’individuo sano, cioè al di là della presenza di questa patologia specifica. Per esempio, uno studio classico del 2016 ha valutato apprendimento, memoria e flessibilità comportamentale in cani di età compresa tra i 5 mesi e i 13 anni. Il gruppo di ricerca ha lavorato su diversi compiti: discriminazione (distinguere due tipi diversi di immagine), ragionamento inferenziale (arrivare per esclusione alla “risposta corretta”) e memoria, per verificare se dopo 6 mesi il cane ricordava le varie task. Il gruppo senior si mostrava molto più lento dei giovani ad apprendere il nuovo compito e meno flessibile a impararne uno differente. In compenso, con l’età migliora il ragionamento inferenziale, anche se va detto che globalmente i cani non sono risultati dei campioni in questo tipo di ragionamento…
E se la memoria in questo studio non risultava alterata, molti altri lavori hanno mostrato, direi poco sorprendentemente, come anch’essa possa essere intaccata dall’età. Un declino cognitivo lineare legato all’età è stato osservato anche per attenzione e funzioni esecutive (quell’insieme di processi cognitivi che permettono di controllare e regolare il comportamento in modo flessibile e orientato a uno scopo, come l’inibizione o l’adattamento a nuove regole). Non che questo significhi che da una certa età in poi un cane non sia più addestrabile, occhio. Anzi, quello che moltissimi ricercatori e ricercatrici sottolineano è che fornirgli stimoli mentali e dargli la possibilità di fare attività fisica rimanga essenziali per garantirgli una buona qualità della vita. Proprio come per noi.
Emozioni e comportamento: un quadro più sfumato
La letteratura su come l’età influenzi gli aspetti emotivi e socio-comportamentali è più frammentata e globalmente meno solida. Ma comunque interessante. Per esempio, uno studio del 2019 ha analizzato l’attivazione positiva e negativa nei cani, a grandi linee definibili rispettivamente come la tendenza a essere motivato, curioso, orientato all’interazione o viceversa quella a reagire con ansia, paura, stress. Sebbene questo non fosse un lavoro volto a indagare gli effetti dell’invecchiamento, l’età era un fattore tenuto in considerazione ed è risultata associata a una minor attivazione positiva – ma, nota interessante, migliore nei cani che dormivano in casa.
Uno studio più vecchio, condotto nel 2013 dal gruppo di ricerca DogUP di Padova, con cui avevo parlato qualche anno fa, ha provato a vedere se l’età influenzasse l’attaccamento al proprietario usando quello noto come strange situation test. In pratica, il test si svolge in diverse fasi, in cui il proprietario prima stimola il cane a giocare, poi entra una figura estranea, che parla per un po’ con il proprietario, infine quest’ultimo esce dalla stanza. L’idea di questo test (originariamente sviluppato per i bambini) è valutare la reazione del cane alla mancanza della sua figura di attaccamento. Ciò che lo studio aveva mostrato è che i cani anziani cercano di più il contatto con il loro umano, ma rimangono più passivi rispetto ai giovani quando assente. Peraltro, il gruppo di ricerca aveva anche misurato i livelli di cortisolo, un ormone associato allo stress, registrandone un aumento significativo dopo il test nei soli cani anziani.
Lavori successivi hanno messo in luce, inseriti tra altri elementi, anche altri aspetti emotivi che cambiano con l’invecchiamento. Per esempio, un lavoro del 2022 ha valutato (anche) la neofobia, cioè il timore nell’approcciare un oggetto nuovo, in relazione all’età. Come ha commentato in un comunicato uno degli autori dello studio, di fronte a un giocattolo rumoroso e che si muove «la tendenza a evitarlo e allontanarsene aumenta con l’età», un comportamento messo in relazione alla maggior ansia spesso riportata nei cani anziani (anche se non c’è molta letteratura al riguardo).
Mentre uno studio del 2023 ha valutato, tramite questionari specifici, se i cani anziani (o cognitivamente più compromessi) mostrano un diverso modo di reagire a una situazione frustrante, rappresentata dall’impossible task. Anche questo è un test classico, nel quale il cane impara che in un contenitore apribile vi è del cibo e, in una seconda fase, il contenitore diventa impossibile da aprire. I risultati dello studio hanno mostrato, tra le altre cose, che i cani in cui il declino cognitivo è maggiore smettono più in fretta di cercare di aprire il contenitore ed è meno motivato dal riprovarci – parafrasando un po’, evita di più la frustrazione del compito impossibile.
Tra i vari studi in cui ho frugato, ce n’è uno che ho trovato poi molto interessante, condotto da un gruppo italiano e piuttosto recente, perché è stato pubblicato solo lo scorso anno. Si tratta di un lavoro dedicato a specifici marker immunitari, ma con l’obiettivo di capire se possono essere usati come predittori per variazioni in personalità e cognizione, e se questo effetto dipende dall’età. Il gruppo di ricerca ha quindi analizzato sia i maker immunitari sia tratti della personalità, quali ansia e paura. Sintetizzando e semplificando, perché lo studio è complesso, ha così osservato i cani giovani e anziani non differiscono in ansia o paura in media; però nei cani anziani (e solo in quelli anziani) l’aumento di alcuni di questi marker è associato a minori livelli di ansia e paura. Come si interpreta? Una possibilità è che il cane anziano si regoli meglio (sia meno reattivo e più tranquillo), l’altro che in un certo senso il sistema emotivo si “spenga”; soprattutto, però, ne emerge un legame, per i soli cani anziani, tra le emozioni e lo stato fisiologico.
Mi piacerebbe molto vedere aumentare questo tipo di studi su come l’invecchiamento influenzi non solo gli aspetti cognitivi ma anche quelli socio-comportamentali nel cane. Sarebbero preziosi per capire come essere di supporto al meglio (oltre all’ovvio: la pazienza se è rallentato, la tutela della sua routine per farlo sentire al sicuro, garantirgli comunque attività e attenzioni e così via). Anche perché, come dico sempre a Yanez, tanto tutti lì arriviamo – se ci dice bene.
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Post súper interessante, come sempre! Mi chiedevo se c’è una soglia prestabilita per identificare la vecchiaia da cane a cane, o se la valutazione dipende dal singolo individuo :). Quindi la domanda è: a che età possiamo considerare anziano il cane?